A Ny-Ålesund vivono circa 30 persone d’inverno e 130 d’estate.
Un pò come tutte le Svalbard, è un territorio internazionale, fondamentale base scientifica soprattutto per geologi e meteorologi.

Ny-Ålesund-porto

Ny-Ålesund-radar

Sinceramente mi aspettavo qualcosa in più dalle 3 ore passate qui.
Avevo immaginato di incontrare qualche scienziato felice di spiegare le attività di ricerca, parlando di cambiamenti climatici, ricerche portate avanti, scoperte importanti…

Niente di tutto ciò.

Ny-Ålesund mi è sembrato un luogo fantasma, non solo per l’obbligo di spegnere i telefoni per non disturbare i segnali delle apparecchiature scientifiche.

Si può camminare nei viali tra le strutture che ospitano gli scienziati, vedere le miniere e passare un pò di tempo nel museo che racconta tutta la storia di Ny-Ålesund.

Ny-Ålesund-viali

Ny-Ålesund-case

Ny-Ålesund-paesaggio

Cenni storici

Per quanto oggi paia impossibile, 65 milioni di anni fa le Svalbard erano ricoperte da foreste tropicali. Nel corso del tempo, questo materiale vegetale divenne carbone, segnando l’inizio della storia di Ny-Ålesund (e di tutto l’arcipelago).

Nel 1610 il baleniere inglese Jonas Pool arrivò nella Baia del Re e trovò il carbone, ma per circa 300 anni i depositi restarono quasi intatti.
La prima comunità di 62 persone trascorse qui l’inverno del 1917 e in 2 anni svilupparono una città mineraria completa di ospedale, mensa, linea ferroviaria, stazione elettrica e telegrafica che portarono gli abitanti a circa 200.

Ny-Ålesund-treno

Ny-Ålesund e la Baia del Re sono legate anche alle spedizioni al Polo Nord.
Il 10 aprile 1926 Umberto Nobile partì da Ciampino con il dirigibile Norge e, dopo varie soste, arrivò il 7 maggio nell’hangar predisposto a Ny-Ålesund. La base venne lasciata l’11 maggio e il giorno dopo, alle 01.30, Nobile e la sua cagnolina fox terrier Titina, il norvegese Roald Amundsen, l’equipaggio composto da 6 italiani e 7 norvegesi, il finanziatore statunitense Lincoln Ellsworth e il meteorologo svedese Finn Malmgren realizzarono quello che viene considerato il primo sorvolo del Polo Nord.

Il successo della spedizione fece subito emergere la rivalità tra il pilota e ingegnere Umberto Nobile e l’esploratore Roald Amundsen. Per questo motivo l’italiano organizzò subito una nuova spedizione al Polo Nord.
Il 15 aprile 1928 il dirigibile Italia partì da Milano, arrivò a Ny-Ålesund il 6 maggio e, dopo alcuni voli esplorativi, raggiunse il Polo Nord il 24 maggio.
Il rientro fu però tragico.
Il forte vento contrario creò problemi sino a far precipitare il dirigibile nel pack, a circa 250 km da Ny-Ålesund.
Nello schianto furono sbalzati a terra dieci uomini tra cui Nobile. Per ripararsi dal freddo ebbero la fortuna che, tra i vari oggetti caduti, ci fosse anche una tenda da campo. La colorarono di rosso con l’anilina per rendersi visibili ad eventuali soccorsi e quella tenda divenne famosa come “la tenda rossa“.
Il dirigibile Italia riprese quota e sparì per sempre, insieme ai 6 uomini rimasti a bordo.

Gli sforzi internazionali per il salvataggio dei sopravvissuti furono enormi da parte di Italia, Norvegia, Unione Sovietica, Francia, Germania, Finlandia e Svezia.
Vennero usati mezzi navali, aerei e terrestri, ma solo dopo 48 giorni si riuscì a salvare tutti.
9 soccorritori morirono nelle operazioni di ricerca e tra questi vi fu anche Roald Amundsen che, nonostante la rivalità, si impegnò subito per salvare l’equipaggio.
Il suo idrovolante scomparve nel Mar Glaciale Artico e anche il suo corpo non fu mai ritrovato.

Ny-Ålesund-Amundsen

La grande crisi economica del 1929 determinò la chiusura di tutte le miniere di Ny-Ålesund.
La cittadina venne allora convertita in una stazione di pesca e l’alloggio principale dei minatori divenne “Hotel Polo Nord“, con 12 stanze.
Nel settembre 1939 scoppiò la Seconda Guerra Mondiale e venne chiusa sia la stazione di pesca che l’albergo.
Gli abitanti restarono per altri 2 anni, sino all’evacuazione totale, quando le Svalbard divennero strategicamente importanti nella guerra.

Nel 1945 ripresero le attività minerarie, vennero ammodernate le miniere e costruite nuove strutture.
Ma il 5 novembre 1962 il più grave incidente costò la vita a 21 minatori, 11 dei quali mai ritrovati.
Le feroci polemiche portarono alla chiusura delle miniere e al pressochè totale abbandono di Ny-Ålesund.

Ny-Ålesund-morti-miniere                 Ny-Ålesund-strumenti-miniera

Nell’inverno del 1964, 5 ricercatori della Germania Est si stabilirono qui per le loro ricerche.
E da allora gli scienziati non se ne sono più andati.

 

Ny-Ålesund oggi

Scienziati di circa 20 nazioni usano la base di ricerca di Ny-Ålesund per gli studi in:

scienze atmosferiche: inquinamento nell’Artico, misurazione di particelle d’aria e gas, ricerche sull’aurora boreale, campionatura di terra, acqua, aria, neve e ghiaccio;

studi marini: vita e ambiente marino, rete alimentare ed ecologia, inquinamento, campionatura di sedimenti dal fondale e di plancton a diverse profondità;

ricerche terrestri: effetti dei cambiamenti climatici sull’ecosistema, temperatura ed estensione del permafrost, colonizzazione delle aree dove i ghiaccia si sono ritirati (per esempio, la popolazione di oche pellicano è passata da 250 del 1943 ad almeno 30.000 attuali), studi su microbi, insetti, uccelli e mammiferi;

ricerche su neve e ghiaccio: proprietà di neve e ghiaccio, ghiacciai che spariscono e aumentano, uso dello spessore di ghiaccio per leggere l’archivio climatico, analisi della quantità di fuliggine presente nella neve (la fuliggine riduce la capacità della superficie di riflettere la radiazione solare).

Ny-Ålesund-animali

 

Ny-Ålesund-ricerche-dal-1962

Ny-Ålesund-ghiacciaio

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