Prima della partenza, oltrepassare il limite geografico dell’80° parallelo Nord era uno degli obiettivi del mio viaggio.
Sapere che a Magdalenfjorden avrei potuto fare il bagno nelle gelide acque del Mar Glaciale Artico, rendeva grande l’attesa per questo giorno nella spedizione sulla Hurtigruten.Dopo la visita a Barentsburg e la cena a bordo, la maggiorparte dei passeggeri si chiude in cabina.
Io preferisco stare sul ponte, nonostante le onde facciano ballare sempre più la nave e il vento gelido sbatta sulla mia faccia con prepotenza.
Sto viaggiando verso il Polo Nord e voglio sentirne l’essenza.

Ad agosto il sole resta sempre ben alto oltre l’orizzonte e sono qui anche per vedere l’orso polare.
Ogni momento potrebbe essere quello buono e non voglio correre il rischio di perderlo perchè sto dormendo in cabina.
Sono in ferie, dovrei essere in vacanza… ma più che altro sono in viaggio, in spedizione al Polo Nord.
Per dormire e riposarmi ci sarà tempo in futuro.
E’ così che affronto i miei viaggi.

Scendo in cabina solo dopo le 03.00 ma resto sempre in dormiveglia. Sono pronto a schizzare su per le scale nel caso i microfoni avvisassero dell’avvistamento di un orso polare.
Non dormo e alle 06.00 sono di nuovo nel salone principale.
Altri 2 passeggeri sono già lì e faccio due chiacchiere davanti a un caffè caldo, sempre a disposizione.

Chi fa un viaggio simile ha già qualche esperienza alle spalle ed è sempre bello confrontarsi e raccontarsi viaggi precedenti. E’ uno stimolo e un’ispirazione.

Pian piano tutti escono dalle cabine per prepararsi alla nuova giornata, iniziando con la colazione abbondante.

Dopo è il momento di confrontarsi con i ragazzi della Hurtigruten che spiegano l’organizzazione odierna.
Oggi si scenderà a terra con i gommoni zodiac. Indossare i giubbotti salvagente è abbastanza facile.
Sapevo che qui si sarebbe potuto fare il bagno e ho portato il costume proprio per oggi. Sono pronto.

William Barents fu il primo ad esplorare Magdalenfjorden nel 1596 e mi sento un pò come lui.
Dopo una notte agitata, qui siamo in una baia calma e riparata.

spiaggia-Magdalenfjorden-Svalbard
Dopo aver indossato il giubbotto salvagente si sale nello zodiac e in un attimo si arriva a terra. Le guide sono armate perchè non si può escludere l’arrivo di un orso polare.

zodiac-Magdalenfjorden-Svalbard

Bisogna seguire il gruppo e non camminare sopra la tundra. L’ecosistema è fragile e sensibile.

Questa baia veniva usata dai balenieri baschi, norvegesi, inglesi e tedeschi per bollire subito il grasso delle balene cacciate. Sono infatti ancora visibili quattro grandi forni. Inoltre, qui sono sepolti 130 marinai.

tundra-Magdalenfjorden-Svalbard

Superando la rocciosa collina si arriva in una bellissima insenatura. Il ghiacciaio e qualche iceberg in mare rendono tutto spettacolare. Una volpe artica si muove curiosa e il silenzio regna sovrano.

ghiacciaio-Magdalenfjorden-Svalbard

iceberg-Magdalenfjorden-Svalbard

La mia testa è comunque concentrata su quello che mi attende nella strada del ritorno.

Prima di risalire sul gommone è il momento di fare il bagno.
Qualcuno si bagna solo i piedi, pochi entrano per qualche metro in acqua.
Io aspettavo da tempo e sono preparato mentalmente.
Entro in acqua con la macchina fotografica e mi tuffo nell’acqua gelida. Il termometro segna 4 gradi.
Ma sono nel Mar Glaciale Artico ed è un’occasione irrinunciabile.
Il corpo si abitua velocemente e riesco anche a nuotare un pò.
L’acqua è molto dolce e torbida, il fondale roccioso e non si vede quasi niente.

Esco e mi asciugo un pò prima di tornare sulla nave. Doccia calda e poi a pranzo.

Proseguiamo la navigazione verso nord.

Il pomeriggio è il momento di scendere con lo zodiac per camminare sul ghiacciaio Smeerenburg.

zodiac-Smeerenburg-Glacier-Svalbard

Il freddo e il silenzio rendono il paesaggio ancora più spettacolare

 

iceberg-Smeerenburg-Glacier-Svalbard

Smeerenburg-Glacier-Svalbard

Prima di tornare sulla nave, saliamo sullo zodiac e corriamo verso il ghiacciaio, tra gli iceberg che galleggiano ovunque. E’ una grande emozione godere quello spettacolo. Una foca fa capolino a pochi metri da me prima di tornare nelle profondità. Il ghiacciaio si muove e alcuni grossi pezzi si staccano cadendo in mare.
Questi momenti vanno vissuti.

 

La nave continua la rotta verso nord.

Siamo tutti sul ponte quando la sirena avvisa il passaggio dell’80° parallelo Nord.
Brindisi collettivo e sorrisi. Un obiettivo è stato raggiunto.

Poco dopo siamo nelle vicinanze dell’isola Moffen. Qui vivono foche e trichechi ma non ci si può avvicinare oltre i 300 metri dalla riva. Dopo tutto il tempo necessario a vedere e fotografare quanto possibile, la nave inizia la rotta del ritorno. Abbiamo raggiunto il punto più a nord di questa spedizione.

Le successive ore passeranno tirando le somme di questo viaggio. In quasi tutti serpeggia un pò di delusione per non aver visto gli orsi polari. Eravamo quasi certi che il periodo non avrebbe favorito la visione delle balene, ma è innegabile che tutti si aspettavano l’orso bianco.
Anche vedere foche e trichechi a oltre 300 metri non ha aiutato a rendere indimenticabile questo viaggio.

Ma l’avventura non è ancora finita

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